CALTANISSETTA – Corso Umberto si è riempito di bandiere, cori, clacson e maglie rosse con la stella verde del Marocco. La comunità marocchina di Caltanissetta è scesa in strada per festeggiare il netto 3-0 sul Canada, una vittoria che conferma la forza di una nazionale sempre più convincente e ormai protagonista del calcio mondiale.
Il Marocco continua a regalare emozioni al proprio popolo. Quattro anni fa aveva scritto la storia arrivando tra le prime quattro del mondo, fermandosi solo in semifinale contro la Francia. Oggi quel percorso sembra proseguire con ancora maggiore consapevolezza, entusiasmo e qualità.
Nel centro storico nisseno la festa è stata anche una bella immagine di integrazione. Una comunità che vive la città, che ne fa parte e che condivide con Caltanissetta la gioia per i successi della propria nazionale.
Ma quelle immagini, così belle e coinvolgenti, aprono inevitabilmente anche una riflessione. Mentre il Marocco vola, l’Italia resta a guardare. Per il terzo Mondiale consecutivo gli Azzurri sono fuori dalla competizione, una ferita sportiva e identitaria che pesa sempre di più.
Per chi è cresciuto con i Mondiali, la festa in Corso Umberto riporta alla memoria emozioni che sembravano immortali: il trionfo del 1982 in Spagna, con il Presidente Sandro Pertini che esultava in tribuna, e poi l’indimenticabile estate del 2006 in Germania, quando la grinta di Gennaro Gattuso accendeva il cuore degli italiani e la Nazionale di Lippi conquistava il mondo nella notte di Berlino.
Erano le notti delle bandiere tirate fuori dai cassetti, dei caroselli per le strade, delle piazze piene e di un Paese intero unito attorno alla maglia azzurra. Oggi quelle emozioni le vediamo negli occhi di altri popoli, mentre l’Italia osserva da spettatrice.
Il calcio mondiale è cambiato. Le nazionali considerate un tempo “minori” oggi danno filo da torcere alle grandi, grazie a programmazione, vivai e organizzazione. Il Marocco ne è la dimostrazione più evidente.
Per il calcio italiano tutto questo deve essere un monito. Serve una rifondazione vera, profonda, capace di restituire identità, orgoglio e competitività a un movimento che da troppo tempo fa acqua da tutte le parti.
Intanto Caltanissetta si gode una bella serata di sport e integrazione. Ma, guardando quella festa marocchina nel cuore della città, è impossibile non pensare a quanto manchino le nostre notti mondiali. Quelle azzurre. Quelle in cui anche noi tornavamo a sentirci, tutti insieme, un solo Paese.

